Il Big Bang e Dio

Ipotesi su Dio nell'epoca del Big Bang

Il Big Bang e Dio: quando la scienza dialoga con l’invisibile

Cronaca di una serata al Caffè Letterario Neritonensis

Di Vincenzo Candido Renna

 

C’è stato un momento, venerdì 16 maggio, in cui a Nardò il tempo ha rallentato. Una pausa nell’andirivieni dei giorni, per chiedersi: perché c’è qualcosa anziché il nulla?

 Al Caffè Letterario Neritonensis si è parlato di Dio e dell’universo, di scienza e fede, in un incontro dal titolo audace: “Ipotesi su Dio nell’epoca del Big Bang”. A curarlo, con passione e visione, è stato Stefano Leopizzi. Non una conferenza qualunque, ma una vertigine pensata, un’esplorazione dell’invisibile con gli strumenti della ragione e del dubbio.

Un filmato e un gesto mancato

Ad aprire la serata è stato Salvatore Mea, presidente del Caffè Letterario, seguito da un filmato che ha mostrato la celebre Creazione di Adamo di Michelangelo. Le dita che quasi si toccano: un lampo, un’assenza, una distanza incolmabile.
Non c’era solo arte, lì. C’era la metafora perfetta di ciò che la serata prometteva: il quasi contatto tra scienza e fede, tra ciò che sappiamo e ciò che sentiamo.

 

Scienza e fede: due linguaggi, una sete

 

I video proiettati hanno acceso le prime scintille. Fabiola Gianotti, direttrice del CERN, con parole lucide e misurate ha tracciato una linea: “La scienza spiega il come. La religione cerca il perché”. Una distinzione netta, ma non un muro.

Poi, la voce tonante di Antonino Zichichi: “Non siamo figli del caos. L’universo ha un ordine, e l’ordine implica un Autore.” Per lui, l’ateismo è amputazione del mistero, un cieco rifiuto dell’invisibile che pure ci abita.

In netto contrasto, la lucidità corrosiva di Margherita Hack. Ironica, tagliente, diceva: “Credere in Dio è come credere nella Befana.” E non lo diceva con cinismo, ma come chi vuole restare fedele solo a ciò che si può toccare con mano – anche se, forse, qualcosa si perde nel frattempo.

 

Monsignor Tagliaferri e il sacro che respira

 

Il momento più atteso è arrivato con il collegamento video a Monsignor Roberto Tagliaferri, teologo raffinato, autore di libri recenti come Quale scienza per la teologia? e Razionale e irrazionale.
Con una pacata profondità ha ricordato che la scienza moderna, in fondo, è nata anche nel grembo del cristianesimo, lì dove la ragione non era nemica della fede, ma sua alleata.

Tagliaferri ha parlato di fisica quantistica, di neuroscienze, del crollo del positivismo come dogma. Ha messo in guardia contro il riduzionismo che misura tutto ma non sa più cosa significhi vivere.

Poi, una frase che è sembrata venire da un altro tempo: “Il sacro è sempre altro rispetto a ciò che possediamo.”
Lui lo chiama “sacro ecologico”: un’ecologia dell’anima, dove corpo e spirito non sono più separati, ma riconciliati. Dove l’universo non è macchina, ma mistero abitabile.

 

Galileo, Spinoza e la bellezza del dubbio

 

Con fine sensibilità, Luigia Costantini ha moderato gli interventi dei relatori. Il professor Stevanella ha evocato Wittgenstein: “Di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.” Ma forse, ha suggerito, si può anche sussurrare.
Don Angelo Corvo ha parlato di equilibrio, di stupore, di sogni da non perdere. “La teologia non deve volare troppo in alto. Ma neanche strisciare.”

E poi è arrivato lui, Francesco Danieli, alias MesciuCicciu. Ironico, caustico, teatrale. Ha preso le “prove” dell’esistenza di Dio di Anselmo e Tommaso e le ha smontate con eleganza: “Riflessioni elevate, ma non dimostrano un tubo.”
Ha evocato Bruno e Spinoza, Deus sive natura, Dio che è la natura stessa, che non sta altrove ma dentro ogni cosa. Un Dio che non comanda, ma vibra.

 

Il Big Bang è solo l’inizio?

 

La seconda parte dell’incontro ha portato il pubblico ancora più in là. È stato mostrato un video sul telescopio James Webb. Galassie che non dovrebbero esistere, luce che arriva da “prima” del Big Bang.
Il professor Orofino ha spiegato con rigore: “Il Big Bang è una teoria robusta, ma ora vacilla. Forse non è l’inizio assoluto. Forse è solo un passaggio.”

E poi, quasi come in un racconto di fantascienza, la teoria del biocentrismo di Robert Lanza: la coscienza al centro dell’universo. La morte? Una soglia, non una fine. La vita? Un ponte tra mondi che non vediamo.

 

Un evento che lascia il segno

 

Il Caffè Letterario Neritonensis si conferma un’oasi. Un luogo dove si può ancora pensare, dubitare, respirare domande.
Luigia Costantini lo ha detto chiaramente: “Oggi, il dialogo tra scienza e fede non è più uno scontro. È una danza.”

Nel chiudere la serata, Salvatore Mea ha ringraziato tutti, con una promessa: continuare a cercare.
Don Angelo Corvo ha chiuso il cerchio con una frase che sa di Pasolini e di Feynman insieme:
“Forse non serve scegliere tra scienza e fede. Forse dobbiamo solo imparare a pensare poeticamente e credere razionalmente.”