UN VIAGGIO CHIAMATO AMORE - UN IMMAGINARIA STORIA D'AMORE

Hanner, il mio cane immaginario, quella sera al Caffè Letterario Neritonensis non ascoltava davvero le storie di Campana, Merini o Woolf: fissava Paola, la narratrice, con l’attenzione assoluta che i cani riservano solo a due cose – il cibo e il mistero. E Paola, bisogna dirlo, aveva qualcosa di entrambe: nutriva e insieme lasciava affamati.

Mentre lei parlava dell’amore come ferita necessaria, Hanner si agitava sotto la sedia, probabilmente convinto che l’eros fosse un guinzaglio invisibile: ti lascia libero di muoverti, ma sempre entro il raggio di qualcuno che ti tiene. Io, che lo conosco bene, ho capito subito che si era innamorato – non nel senso romantico, che è un’invenzione umana per rendere sopportabile l’ossessione, ma nel senso più serio, quasi teologico: aveva trovato qualcuno davanti a cui smettere di essere autosufficiente.

A un certo punto ha sospirato, quel sospiro lungo che sembra dire “non capisco cosa mi sta succedendo ma non voglio che finisca”, e ho pensato che forse l’amore è proprio questo: non la soluzione dell’enigma, ma la decisione ostinata di restare dentro la domanda. Paola continuava a leggere, il pubblico taceva, e Hanner, con lo sguardo fisso su di lei, sembrava finalmente aver compreso ciò che noi esseri umani impieghiamo una vita a imparare – che l’eros non è trovare qualcuno che ti completi, è trovare qualcuno davanti al quale accetti di non essere completo affatto.

L’Articolo sul Corriere salentino Di Vincenzo Candido Renna

Un viaggio chiamato amore al Caffè Letterario di Nardò